Reminiscenze

Tre frammenti di Carlo Importuna, tra nebbia, memoria e desiderio.

Nebbia e fiori

Cominciò a scrivere, ma la mente si perse nel vuoto.
Nero.
Forse avrebbe dovuto alzarsi e fuggire?
Non lo sapeva, ma era un’opzione.
I pensieri iniziarono a girare in cerchio, contorcendosi e dissolvendosi fino a svanire nel freddo nulla.
Nebbia.
Gli anni erano molti o pochi?
E in quale direzione si muovevano?
Avanti o indietro? Un enigma da risolvere.
Corse alla finestra. Il paesaggio non offriva alcun aiuto.
«Dovrei continuare a cercare», pensò, «ma dove? Dentro di me? Potrei tentare, ma rischierei di naufragare o, peggio, di annegare. Nei ricordi? Nei giorni a venire?»
Allontanò quel pensiero. Si lasciò cadere dolcemente sulla poltrona di velluto damascato. La porta chiusa dava sicurezza; la candela accesa, speranza.
Lo sguardo si posò sul grande vaso accanto al tavolo.
«I fiori… Sì, i fiori, quelli nel vaso. Sono belli, portano allegria.»
Li aveva comprati quella mattina al mercato del pesce.
La ragazza che glieli aveva venduti era carina: aveva occhi dolci e una voce armoniosa.
«Per vendere i fiori?» Si era domandato.
Ma che importanza poteva avere? Una luce aveva squarciato le tenebre, e questo poteva bastare.

Le porte nascoste

Le si parò davanti con sicurezza ed inchinandosi la salutò con rispetto.
«Mi conoscete?» domandò lei, sorpresa da quella improvvisa apparizione, con voce bassa.
«Conosco la sua anima, più di quanto lei creda», rispose Adalberto lentamente.
«Che cosa cercate, Ser?»
«Ciò che è celato anche a lei stessa. Io sono un cercatore d’anime. Ma la sua anima, credetemi, è come una città dalle porte nascoste.»
Lei sorrise, lieve, quasi con malinconia. «E se vi dicessi che quelle porte non conducono a niente?»
«Allora», replicò lui, «dovrò costruire strade nuove.»
«Attento, Ser. Chi troppo cerca, troppo trova», rispose la ragazza, aggrottando la fronte…

Ombre riflesse

Avrebbe potuto, se solo si fosse ribellato.
Ma non lo fece. Rimase inerme, immobile, in silenzio.
Il tempo passò lento. Un tuono riverberò nell’aria tutta l’energia che poté.
La mente si perse nel vuoto.
Pausa.
Un cavallo scosso corse veloce sul selciato perdendosi dietro la linea verde dove il sole rosso moriva.
Una mano si mosse. Indifferente al cervello che l’avrebbe dovuta guidare, si librò in alto come un aquilone: prese a vibrare su una corrente immaginaria volteggiando lieve; si immobilizzò.
Poi il Nulla: un’ombra riflessa nello specchio dorato, un’immagine distorta su lunghe onde placide. Un cane abbaiò nella nebbia, uno scoiattolo corse veloce nella buca di un tronco, le stelle brillarono alte nel cielo.

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