da “Il Cercatore di Anime” di Carlo Importuna

Cominciò a scrivere, ma la mente si perse nel vuoto.
Nero.
Forse avrebbe dovuto alzarsi e fuggire?
Non lo sapeva, ma era un’opzione.
I pensieri iniziarono a girare in cerchio, contorcendosi e dissolvendosi fino a svanire nel freddo nulla.
Nebbia.
Gli anni erano molti o pochi?
E in quale direzione si muovevano?
Avanti o indietro? Un enigma da risolvere.
Corse alla finestra. Il paesaggio non offriva alcun aiuto.
«Dovrei continuare a cercare», pensò, «ma dove? Dentro di me? Potrei tentare, ma rischierei di naufragare o, peggio, di annegare. Nei ricordi? Nei giorni a venire?»
Allontanò quel pensiero. Si lasciò cadere dolcemente sulla poltrona di velluto damascato. La porta chiusa dava sicurezza; la candela accesa, speranza.
Lo sguardo si posò sul grande vaso accanto al tavolo.
«I fiori… Sì, i fiori, quelli nel vaso. Sono belli, portano allegria.»
Li aveva comprati quella mattina al mercato del pesce.
La ragazza che glieli aveva venduti era carina: aveva occhi dolci e una voce armoniosa.
«Per vendere i fiori?» Si era domandato.
Ma che importanza poteva avere? Una luce aveva squarciato le tenebre, e questo poteva bastare.


CARLO IMPORTUNA