Memoria e Ricordi

La memoria. Chi sa esattamente che cos’è la memoria? Tutti la reclamano, tutti la vogliono, tanti giurano di averla — alcuni addirittura di ferro — ma nessuno sembra capace di mettere insieme abbastanza ricordi da ricostruire una vita intera.

Non ci credete? Allora facciamo un piccolo esperimento. Provate a ricordare un giorno, un mese, una mattina, un pomeriggio o una sera della vostra vita. Ogni attimo sarà stato voluto, atteso con ansia oppure temuto; organizzato, vissuto con superficialità o cavalcato intensamente; raccontato con vigore, sussurrato, cantato, bevuto, urlato, pianto, ballato, applaudito, ammirato, deriso…

E poi?

Facendo i conti in questo istante — sì, proprio adesso — quanti di quei momenti riuscireste a mettere in fila per scrivere una storia abbastanza lunga da rappresentare una vita intera? Quanti giorni, mesi, anni, ore mancano all’appello nei capitoli del vostro personale racconto?

Certamente qualcuno dirà: «No, io ricordo tutto. Quella sera ho conosciuto…, quella mattina ho incontrato…, quel giorno ho parlato con…». E allora, se provaste a sommare i minuti necessari a raccontare una vita, rifuggendo dalla tentazione di riempire i buchi e le falle dei ricordi, a quante ore arrivereste? A quanti minuti?

Io, non a molti.

Questa sera sono uscito tardi, come ormai non faccio da tempo. Le luci dei lampioni e dei fari colorati riempivano le piazze. Tre ragazze, appollaiate attorno a un tavolino di ferro di un bar all’aperto, parlavano ad alta voce. Si guardavano negli occhi mentre ognuna cercava di spiegare alle altre, senza riuscirci, le proprie ragioni.

Le ho osservate per un po’, pensando: quanto di questa sera rimarrà nei loro ricordi? Che cosa resterà incollato nel loro album segreto di questa tiepida serata di fine estate, del chiacchiericcio che accompagna il passeggio, delle risate che riverberano nelle strade affollate, della musica che arriva dalla strada laggiù in fondo, della brezza leggera che rinfresca la notte, della giovinezza che invade i loro corpi?

E allora mi sono chiesto: quanto ricordo io delle passeggiate serali, delle comitive — così si chiamavano i gruppi di ragazzi e ragazze che si incontravano il sabato, dopo le otto di sera, ai bordi delle strade o davanti ai bar — che sciamavano da un marciapiede all’altro, unendosi e sparpagliandosi continuamente? Quanto ricordo delle risate, dei giochi, dei discorsi accalorati, delle strategie?

Della scuola, delle interrogazioni, degli scioperi, delle notti passate a studiare, delle ore di educazione fisica, degli intervalli. Delle vacanze, degli incontri, dei Natali, delle passeggiate. Di una notte d’estate in riva al mare, sotto una pioggia di stelle, con i sogni in tasca, la giovinezza nelle gambe e la vita tra le mani.

Non molto.

Lampi di luce che si accendono a intermittenza. Fotogrammi che affiorano a fatica da una pellicola srotolata solo in parte. Istanti che si mostrano e si nascondono in un gioco di attese ed emozioni, lasciando intatti soltanto l’odore e il sapore di ciò che furono.

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